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La tragedia ruota intorno alla figura della giovane Mirra, presa da un insano amore per il padre Ciniro, chiusa in sé stessa nel tentativo di sopprimere e nascondere un sentimento tanto delittuoso che si concluderà con la morte della giovane.
Si tratta di un dramma tutto giocato attraverso il conflitto interiore che pervade la protagonista e acuito dai sentimenti che essa muove in tutti coloro che la circondano: la madre Cecri, il padre Ciniro, il promesso sposo Pereo, la nutrice Euriclea.
L'interessamento e l'affezione che le dimostrano i suoi cari, anziché lenire il senso di colpa di Mirra, o aiutarla in qualche modo, non fanno altro che alimentare la sua feroce solitudine, spingendola ad una sorta di esilio volontario legato all'odio per sé stessa, per le convenzioni sociali, e per quelle stesse persone che ama sopra tutte le altre.
Una tragedia di parola, con punte di alto lirismo, pervasa da toni meditativi e malinconici, contenuti e dunque in contrasto con la forza delle passioni che si agitano all'interno dei personaggi.
Un dramma che esige una rappresentazione misurata ma efficace, tale da far divenire agito sulla scena un dramma che è tutto interiore.
Il Coro avrà il compito ora di colmare ora di enfatizzare l'evidente gap che separa tragicamente Mirra e gli altri personaggi, che sulla scena si delineano come spettatori del dramma in atto, più che come attori.
Le musiche, originali, esprimeranno la tensione emotiva determinata dal conflitto interiore che anima la tragedia, nonché il vuoto creato intorno al personaggio di Mirra e le ansie e i sentimenti di coloro che la circondano. |
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